Presentazione

 
Danslè è un blog di sperimentazione letteraria.

 I racconti presenti su questo blog, anche quando sono scritti in prima persona, rientrano nell'ambito delle creazioni letterarie - altrimenti dette opere artistiche.
Tali creazioni potrebbero pure esprimere, a seconda dell'opera presa in esame, una o più prospettive di ordine esistenziale, giuridico, economico, etico, sociale, morale, ma, trattandosi di artifizi dell'ingegno, non possono indicare né descrivere le vicissitudini private o l'intima personalità dell'autore, il quale protegge la propria riservatezza.
La biografia dell'autore è presente su questo blog, secondo una forma accessoria e marginale, esclusivamente nella presente pagina.


Davinco De Mare

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 Vivo quale unico abitante di una borgata abbandonata lungo le rive del torrente Gesso, dove svolgo l'attività di artigiano e di autore letterario.

 Spesi due lustri della mia vita tra le maglie delle agenzie di somministrazione del lavoro dove mi diedi a decine e decine di contratti il cui esito, pur contando su numerosi rinnovi e mai, tra tanta esperienza, un'assunzione diretta a tempo indeterminato, si espresse nella tanto 'agognata' esclusione dal mondo del lavoro.
Il giro di vite, detto "crisi", avvenuto nel 2008 si tradusse, a quel tempo, nella mia povertà assoluta; in poche parole: i contratti di lavoro cessarono. Allora, d'inverno, imparai a scaldarmi usando i bancali che qualche azienda mi concedeva, mangiai una volta al giorno, talvolta non mangiai, mi lavai all'acqua di una fontanella pubblica, vissi in un mezzo rudere che trasformai in un'abitazione che si direbbe decorosa e, per quanto mi riguarda, smisi di esistere per il cosiddetto "mondo del lavoro" in quanto, sottilmente, mi si fece una colpa del mio non essere riuscito ad inserirmi.
Con il mio carattere mite, con il mio rifiuto per le ire che provocano scompliglio e dolore, con il mio pazientare verso coloro che sentenziano sulla base del pregiudizio (espressione di una categoria mentale che è la base del fascismo), rispondo secondo l'adagio: ad impossibilia nemo tenetur e confido che affiori un giorno un'umanità effettivamente riflessiva, dove l'individuo esprima il proprio giudizio sincerandosi d'aver preventivamente acquisito le informazioni sull'oggetto su cui si pronuncia, impegnandosi personalmente nel raccogliere tali informazioni e curando di non prodursi a sua volta nell'alimentare l'atmosfera di conflitto, di separazione, di dolore che risulta assai diffusa in questa nazione.

 Al tempo della mia esclusione dal mondo del lavoro, rivitalizzai un'attitudine che risultava già matura durante la mia infanzia e che, nella sua espressione tangibile, si era sospesa durante il periodo delle agenzie interinali (private imprese di lavoro), ossia gli odierni caporalati, per cui l'Italia decise di affidare buona parte della gestione dei lavoratori dopo aver disattivato i pubblici uffici di collocamento. Mi rivolsi ad un mestiere che risulta terzo alle logiche basate sulla mercificazione dell'essere umano e, seppur fossi privo di una guida (se non i miei padri spirituali), appresi la virtù dell'opus manuum artificis. Divenni un artigiano.
 La sostanza che, da quando ho il fiato, mi tocca intimamente, e che regge gli interi universi dati dallo spirito umano, si potrebbe riassumere secondo queste mie parole: non in lucida sapientae, sed misterium facit in secretum quoadusque non morieris in existere.

 Nella mia esistenza i salvagenti espressi dal carattere personale, dalla forza mentale e dall'ampiezza del cuore devono risultare ben gonfi, direi anche turgidi, per non sfiorire.
 Fortunatamente la plurimillenaria sostanza artigiana e la altamente civile sostanza letteraria animano la mia forza interiore e fungono da personali salvaguardie di fronte al disbrigo sociale che interessa, oggi, milioni di uomini e di donne appartenenti a questa nazione che, come ebbe già a dire un Poeta, risulta ormai dissociata da secoli.
 Fortunatamente consto del metodo empirico per cibarmi delle erbe boschive senza incappare in una intossicazione alimentare. Intelligenti pauca.


 Al lettore carico di riserbo

 A questo essere umano consapevole di quale sia la voce del tremore portato da un mondo in cui la mitezza e la comprensione d'animo hanno ceduto il campo alle superbie che gonfiano i petti e che sgonfiano le ragioni, dirò soltanto due parole: resta vivo; e lo dico nel mentre che le grancasse del mondo coprono le grida di dolore risalenti dall'eterno sottosuolo che abita il cuore.
  
Courage!



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Contatti: davincodemare@gmail.com