mercoledì 11 dicembre 2019

Zombi (zombie) - Civiltà e Mistero


 Di cosa si parla quando si dice zombi? Lo zombi rappresenta un monito. E' pur vero che nella sua accezione originale, lo zombi fu l'effetto di un'effettiva pratica orientata a suscitare uno stato particolare negli esseri umani sottoposti ad essa, ma si direbbe pure che lo zombi "è la morte che prende sembianze umane, dove morte significa disfacimento di ogni struttura cosiddetta civile."

 Il monito ora ha acquisito questa sostanza inedita: un'ulteriore evoluzione del suo significato, da inquadrarsi nella contemporaneità, che consiste nel suggerimento di una vita che l'uomo civile non vuole considerare e che, anzi, disprezza e teme sino al midollo. Si tratta della vita che egli sa di portare dentro di sé, che si rivela quando la rete di strutture, di ordinamenti, di concetti, di preconcetti (come già insegnò Emil Cioran) che danno adito alla sua civiltà di esistere, inizia a creparsi, si squaglia in un marasma di contraddizioni, paradossi - dolorosi paradossi - e di vacue formalità che non più indicano quel fondo di fiducia cui esse dovrebbero sostanziarsi. Ed è a questo punto che si fa presente quella vita che corre, che non articola alcun linguaggio, che divora gli esseri umani ancora permeati di quella civiltà da cui esso è emerso. 

 Il monito dello zombi si fa vivo quando la civiltà, nella sua struttura meno visibile, non tiene conto che l'essere umano, nelle sue profondità più intime e nelle sue origini primigenie, incontra anzi, sprofonda e si sfoga nel mistero di sé, della vita e della morte, e dell'esistenza che non trova nominazione.
Dunque, quando una civiltà si struttura sulla base di tale inconsapevolezza, quando una civiltà si erige senza considerare la dimensione oscura dell'essere umano, emerge lo zombi con tutta la sua virulenza per far presente agli uomini il madornale fallo della loro civiltà.

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