domenica 20 ottobre 2019

Fëdor Michàjlovic Dostoevskij


 Scrissi questa scheda biografica nel 2008. Mi prefissi di terminare, entro il giorno del mio ventisettesimo compleanno, la scrittura di un saggio elegiaco sull'intera opera di Fëdor Michàjlovic Dostoevskij; dunque, esattamente sessantotto anni dopo l'entrata in guerra (seconda guerra mondiale) dell'Italia, terminai il lavoro iniziato nel gennaio di quell'anno; quello stesso giorno, quando compivo ventisette anni, in chiusura del lavoro scrissi questa scheda sulla vita dell'autore russo, la quale opera rappresentò e rappresenta tuttora per me, come pure rappresentò per André Gide, un esempio encomiabile e, per conto mio, insuperato di arte letteraria.
Buona lettura.

 Fëdor Michàjlovic Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 18211 (11 novembre). Il padre, Michail Andreevič Dostoevskij, lavora, dal 1820, presso l’ospedale dei poveri come medico; la madre (Ilarija Fëdorovna Nečaeva) proviene da una famiglia di mercanti moscoviti. Fëdor è il secondogenito di sette, tra fratelli e sorelle.
Nel 1831 il padre acquista una proprietà a Čermašnja, la famiglia Dostoevskij vi trascorre l’estate. Nel 1837 la madre di Fëdor muore di tisi, la famiglia si smembra. Le due sorelle di Dostoevskij stanno con il padre, che abbandona l’impiego e si trasferisce definitivamente nella tenuta di Čermašnja; i fratelli minori vanno a vivere con i parenti materni mentre Fëdor e il fratello maggiore, Michail, restano a Pietroburgo per proseguire i corsi per accedere all’accademia militare. Il padre inizia a bere e pare che diventi sempre più violento. Nel giugno del 1838 il padre viene assassinato dai alcuni suoi contadini, sembra che alla notizia Fëdor abbia il suo primo attacco epilettico.
Fëdor lavora come cartografo presso il Ministero della Guerra, a Pietroburgo, ma l’impiego non lo soddisfa e decide di lasciarlo nell’agosto del 1844 per dedicarsi completamente alla scrittura. Il 30 settembre avverte il fratello Michail che sta scrivendo un romanzo della portata di Eugénie Grandet. Si tratta di “Povera Gente”. Ai primi di giugno del 1845 l’editore e poeta Nekrasov, con l’amico Grigorovič, si reca da Dostoevskij, alle 4 di mattina, con il manoscritto di “Povera Gente” tra le mani. Gli chiede se si rende conto di cosa ha scritto. Dostoevskij viene pubblicato ed è salutato, dall’intellighenzia socialista, come un genio della letteratura. Nel mentre che continua a tradurre Sue, Schiller, Sand, Balzac, scrive un altro romanzo: “Il Sosia”. Ma qui le critiche saranno aspre e feroci.
I soldi sono pochi e intanto, quel poco che ottiene dalle traduzioni, Fëdor lo scialacqua nel gioco delle carte o nel gioco del biliardo. Frequenta il circolo del socialista Butaševic, l’aria è segreta e cospiratoria. Si dibattono opere di autori vietati dalla censura russa: Cabet, Strauss etc.. Pubblica racconti come “Il signor Procharcìn” e “La padrona”, che non hanno grosso respiro. Pubblica altri racconti, tra i quali “Romanzo in nove lettere” (scritto in una notte), “La moglie altrui e il marito sotto il letto”, “Cuore debole”, “Le notti bianche”, “Polzùnkov”, “Il ladro onesto”, “Nètočka Nezvànova”. Tutti pubblicati tra il 1845 e il 1848.
Il 23 aprile del 1849 Fëdor Michàjlovic Dostoevskij viene arrestato, processato e condannato a morte in seguito ad uno scuro processo. In seguito alle sue frequentazioni. Quando sarà sul patibolo verrà graziato e la sua pena verrà commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia e quattro anni di confino, come soldato semplice, a Semipalatìnsk. In Siberia scopre “Gli Evangeli”, testo lasciato in dono a tutti i condannati ai lavori forzati. Durante la condanna elabora le “Memorie da una casa di morti” (1855), frequenta intanto la casa del funzionario Isàev. Si innamora di Marija Dmìtrievna, moglie del funzionario. Nell’agosto del 1855 il funzionario muore e la moglie si rivolge a Dostoevskij. Nel marzo del 1856, confinato come soldato a Semipalatìnsk, scrive a Toteblen per chiedere aiuto per ottenere la grazia, lasciare il servizio militare e poter pubblicare. Il 6 febbraio 1857 Dostoevskij sposa Marija Dmìtrievna. Per tre anni scrive lettere di supplica perché possa essere congedato, perché possa vivere a Mosca, perché possa trasferirsi a Pietroburgo, perché possa pubblicare… Gli viene concesso di vivere a Pietroburgo, intanto riesce a pubblicare alcuni racconti su alcune riviste (“Il sogno dello zio” su La parola russa; “Il villaggio di Stepančikovo” su Annali patrii).
Nel 1860 il settimanale Il mondo russo comincia a pubblicare, a puntate, le “Memorie da una casa di morti”.
Dostoevskij ottiene l’autorizzazione a pubblicare e nel 1861 fonda, con il fratello Michail, la rivista Tempo (Vremja) ove pubblica “Umiliati e offesi” oltre a diversi suoi propri articoli senza firma. Nel giugno del ’62 Dostoevskij parte, con l’amico Strachov, per un viaggio di tre mesi in Europa; tocca la Francia, l’Inghilterra (incontra Herzen), la Germania, la Svizzera, l’Italia. Tornato in Russia inizia una relazione con la Suslova (Apollinarija Prokof’ena Suslova).
Nel 1863 la rivista Tempo deve chiudere in seguito ad un articolo di Strachov sulla questione polacca. La censura russa trova l’articolo astratto e imprudente. Nell’agosto di quell’anno Dostoevskij riparte per l’Europa. A Parigi si incontra con la Suslova, insieme scendono in Italia. La relazione pare che sia struggente e tormentata, sempre insediata dagli attacchi epilettici di Dostoevskij, dai suoi vizi di giocatore e da un animo inquieto.
Nel novembre 1863 Dostoevskij torna in Russia, dalla moglie Marija Dmìtrievna, ammalata. L’anno successivo, 1864, sempre col fratello Michail fonda una nuova rivista, Epocha, dove pubblica “Memorie dal sottosuolo” oltre a vari articoli. Nell’aprile di quell’anno muore la moglie Marija Dmìtrievna, nel luglio muore il fratello Michail. Dostoevskij è in rovina, i debiti contratti dal fratello per fondare la nuova rivista ricadono su di lui. Nel 1865 muore l’amico e collaboratore Apollon Grigor’ev, esce l’ultimo numero della rivista Epocha, che contiene il racconto “Il coccodrillo”.
Dopo aver firmato un contratto tremendo con l’editore Stellovskij, Dostoevskij parte per l’Europa per sfuggire ai creditori. Chiede aiuto a amici e colleghi, lavora intanto a “Delitto e Castigo” nel mentre che, per il tremendo contratto, deve stendere e consegnare entro il primo novembre del 1866 il romanzo “Il giocatore” sennò tutte le sue opere future saranno di assoluta proprietà dell’editore, che potrà pubblicarle a volontà senza nulla pagare all’autore.
Dostoevskij torna in Russia, si ferma a Mosca e trova una dattilografa, Anna Grigor’evna Snitkina, che riesce a soccorrerlo giusto in tempo. In trenta giorni “il giocatore” è dettato e scritto e giunge alla redazione dell’editore Stellovskij la notte del 31 ottobre 1866, ultimo giorno prima che il contratto riveli la sua tremenda fattura. Anche “Delitto e Castigo” è finito, pubblicato a puntate, dal gennaio di quell’anno, sulla rivista Messaggero russo.
Nel febbraio del 1867 Dostoevskij sposa Anna Grigor’evna (Anna è più giovane di Fëdor di più di venti anni). I due partono per un viaggio di quattro anni in Europa. Dall’aprile all’agosto del 1867 si fermano a Dresda, poi si spostano a Ginevra rimanendo nella città svizzera sino al maggio del 1868. Qui Dostoevskij partecipa al primo congresso della Lega della Pace, dove sono presenti Garibaldi e Bakunin. Negli ultimi mesi del 1867 Dostoevskij inizia ad appuntare riflessioni e elementi per il romanzo “L’Idiota”, il quale inizierà a comparire, a puntate, dal gennaio del 1868 sul Messaggero russo.
Nel 1868 nasce la figlia Sonja, che vivrà solo tre mesi. Nello stesso anno Dostoevskij perde tutti i soldi alla roulette del casinò di Saxon-les-Bains, lui e la moglie allora si trasferiscono a Vevey. Da qui scenderanno a Milano (settembre 1868), dove si fermeranno per un paio di mesi. Nel novembre scendono poi a Firenze, dove rimarranno sino al luglio del 1869. Vivranno a Firenze facendo comunque delle puntatine a Dresda, qui nascerà la seconda figlia di Dostoevskij, Ljubov (Amore). Tra Dresda e Firenze Dostoevskij prosegue e conclude “L’Idiota”.
Nel luglio del 1869, Anna e Fëdor partono da Firenze e fanno delle capatine a Venezia, Vienna e Praga prima di tornare a Dresda, dove si fermeranno fino all’estate del 1871. Dal gennaio di quest’anno il Messaggero russo comincia a pubblicare “I Demoni”, romanzo a cui Dostoevskij lavora dal febbraio del 1870. Nasce il figlio Fëdor.
Dal 1872 Dostoevskij dirige la rivista reazionaria Il cittadino. Qui tiene la rubrica “Diario di uno scrittore” e cura la rubrica “Avvenimenti esteri”. All’inizio del 1873 escono, in tremilacinquecento copie, “I Demoni”.
Nell’aprile del 1874 Dostoevskij abbandona la direzione de Il cittadino. Gli attacchi epilettici lo martoriano, la salute lo strema sempre più e così si trasferisce, con Anna e figli, in una casa in affitto a Staraja Russa.
Nel 1875 Anna scopre che il marito è sotto la sorveglianza della polizia russa. Nasce il figlio Alekséj.
Nekrasov propone a Dostoevskij di pubblicare il nuovo romanzo “L’Adolescente” sulla sua rivista, Annali patrii. Il diario di uno scrittore esce in fascicoli mensili per tutti gli anni 1875, ’76, ’77. Ci sono anche i racconti “La mite”, “Il sogno di un uomo ridicolo”, “Bobok”.
Nel 1877 Dostoevskij inizia a stendere il suo grande romanzo, “I Fratelli Karamazov”, intanto che gli attacchi di epilessia lo piegano a terra e il respiro gli si mozza sempre più. Nel 1878 gli viene diagnosticato un enfisema polmonare. Nello stesso anno gli muore il figlio Alekséj per un attacco epilettico. I Fratelli Karamazov iniziano a uscire dal gennaio del 1879 sul Messaggero russo e vengono immediatamente salutati come la più grande opera russa dell’intero secolo e finalmente Dostoevskij viene accolto come un grande scrittore.
Nella sua ultima apparizione pubblica (giugno 1880), in ragione di una statua eretta a Puškin a Mosca, esattamente quando è impegnato con le ultime battute dei Fratelli (di cui aveva previsto un seguito), la Russia lo acclama e gli applaude il grandioso discorso sul poeta russo e sulla Russia (pubblicato poi sulla rubrica “Il diario di uno scrittore”). Nel novembre del 1880 esce l’ultima puntata dei Fratelli Karamazov.
Due mesi più tardi, la sera del 25 gennaio 1881, Dostoevskij ha sbocchi di sangue. Una lite con la sorella lo sfinisce, ha altri sbocchi e sviene. Il mattino del 28 apre il Vangelo, com’era sua abitudine, per trarne un passo a caso come auspicio: “Lascia che avvenga ora, perché bisogna che così adempiamo a tutto ciò che è giusto” (Mt 3,15). Dostoevskij muore la sera del 28 gennaio 1881, poco dopo le otto.

1 Le date sono rilevate secondo il calendario Giuliano.

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