lunedì 15 luglio 2019

Surfing in the Dark


 Il Sole si oscura, le nubi son tanto fitte da essere dure come iceberg (neri): si staglia sull'oceano un barcone rattoppato, scapicollano dal ponte intere vite umane nelle acque senza fondo, gelide e mortali, dell'oceano d'ombra. Arti, cuori, vite si squagliano nell'infaticabile tritacarne dell'umanità.
La barca attraversa le onde, i flutti imperversano contro la chiglia, i rami e le vele penzolano lacere lungo la murata e ai bordi della poppa.
Più della zattera della Medusa, più della traversata della Ballata del Vecchio Marinaio, più di una lotta con un marlin, più dell'affanno di un Gregor imprigionato nel catrame del proprio morire, i fumi velenosi si sfogano dall'acqua fangosa, pesanti come pece si diffondono nell'aria buia di una notte feconda di false aurore, che esauriscono i cuori innocenti, savi, terzi al clamore dato dalle grancasse del mondo. L'oceano porta il volto di una tempesta dell'anima.

“Ohimè ohimè, Carmelina, ohimè!” grida tra le strida una voce. Emerge tra i boati dei flutti la voce.
Sola, uccisa, geme ancora flebilmente, spossata, emette l'ultimo fiato e spira una bambina senza più occhi, rivoltata dalle acque, gonfiata negli organi interni sino a farle esplodere i polmoni. E cadono dalla barca vite mai compiute, schiaffeggiate dalle vele stracciate di quella esaltante promessa.
 Priva di stelle polari che ne traccino la navigazione, ormai in balia di un tormento senza posa, priva di quelle coordinate secolari che rischiaravano la traversata impedendo la comparsa del principio annoso di imitazione della storia, l'umanità si imbarcò operosa. Fu allora che vecchie costellazioni che regolarono la sua navigazione vennero rinominate: gli antichi miti, i passati riferimenti, i nomi secolari stagliantisi ogni notte nel cielo, suscitavano un conflitto disagevole agli uomini in vita, orientati a trattare con nomi quali GlaxoSmithKline, Monsanto, BCE ed una serie articolata di ulteriori acronimi – sigle figlie del mercato mondiale.
Quando esse, le creature umane, volgevano gli occhi al cielo smarrendosi di fronte a nomi che esse non riconoscevano più: Cassiopea, Sirio, Andromeda e altri nomi ancora, nella vertigine data da quel conflitto tra il passato narrato dal cielo, che avrebbe dovuto parlare di un eterno presente, e le stelle terrestri tra le quali vivevano, esse, le creature umane, decisero che le costellazioni del cielo dovessero essere rinominate. Fu allora, su quella volta che regolò anticamente la navigazione, che si impressero nuovi nomi alle costellazioni, nuovi battesimi ebbero vita: Standard&Poor's per indicare l'antica costellazione del Cigno; spread per definire la Croce del Sud; Microsoft in vece dell'Orsa minore, separata di cinque misure da Google, la vecchia Orsa Maggiore o Grande Carro. Nestlé in loco di Orione.
Morirono i miti sopravvissuti nel cielo.
Dopo Dio, anch'essi furono suffragati dall'ombra del mercato, che ogni cosa nominava per determinarne un prezzo e disporla alla vendita, subordinata al sistema della circolazione del denaro. Così nominata, così circoscritta, così definita ogni cosa avrebbe perduta la propria caratura misterica, che era in linea con l'essenza della vita e dell'esistenza; e ogni cosa avrebbe ceduta la propria sacralità. Ogni cosa divenne prodotto, ogni cosa cadde nel regime di causa-effetto che corrisponde ad una rete che l'essere umano si assegnò per svisare la sostanza cangiante del proprio sé, priva di ragione comprensibile al suo esistere. Per farsi cieco e sordo qual è l'essere brutale che di ogni cosa ne traccia un confine appellandola in un motto, per cacciare nell'oblio le grandezze che gli regolarono le primordiali tensioni, l'essere umano si diede la propria estinzione infilandosi in una via buia. Fu che, scrollatesi dal cuore, dalla memoria, dagli occhi intere costellazioni, la barca batté l'oceano dei demoni, degli spiriti e degli spettri sempiterni – vera essenza per cui l'essere umano incontra il principio della propria esistenza – e pensò, l'essere umano, di acquistare la libertà distruggendo i nomi del passato. Ma, sbarazzatosi della memoria del passato, perse la parola e, perdutala, muto rimase nel confronto con gli spiriti, nuce della sua esistenza. Perché esiste esclusivamente quel che si può immaginare.

Ora, più pesanti, inette, le creature umane navigavano nell'oceano della loro vita buia, preda di una rediviva Babele dove ogni cosa, proprio perché i vista, si fece impenetrabile.
“Francesco... Laura... Silvia...”
Ovunque bocche irretite che più nulla dissero, occhi che più nulla rifletterono. Si comminarono elenchi di frasi, formule invitte scivolarono tra i denti che si palesarono in ogni immagine di sé, dannati spiriti si avvicendarono sulla plancia, esaltazioni contro esaltazioni si sfracellarono nel giro di una instancabile finzione, felicità nate da una consueta formalità, mostre di pose vincenti ad ogni incontro e smarrimenti e inadeguatezze, alienazioni e frivolezze, sensi di colpa e incertezze visibili. L'originalità sfumò tra le righe di un programma; la vita si svuotò tra le schede di un protocollo. L'algoritmo batté il tempo agli uomini. Dì e notte furono sogni raccontati da altri, non più ricordi, mai più presente. La produzione divenne continua, si svisarono i circadiani, le paratassi si fecero comuni, le schedine atte a ridurre interi universi umani divennero prassi.
“Francesco... Laura... Silvia... Non vi vedo nella nebbia! Gridate il vostro nome, gridate quella cosa orribile che, sussurrata da voi stessi a voi stessi soli nel letto, prima di dormire, al buio vi fa tremare sin nel midollo: il vostro nome, gridate l'orrore dell'ordine che mai si è domandato. Gridatelo, vi prego, gridate questo orrore così che vi possa trovare nella vostra verità!”


 La chiglia spezzata si produsse in un fragore. Un ammasso spumeggiante sommerse il ponte. Si scardinarono le balaustre sotto la spazzata del buio oceano; rigurgitante, l'oceano sciolse ogni vita umana per inabissarla eternamente in un gelo senza luce. Ancora qualche voce portò il vento sino ai bordi di una landa mai nominata, per il resto fu l'oblio di una Castalia mai sfiorata.

Nessun commento: