giovedì 18 luglio 2019

Le Tre Gemelle


 Su una grande isola di un piccolo mare, in una famiglia che da sempre era – e per sempre avrebbe voluto restare – contadina, nacquero tre gemelline, tutte e tre molto particolari. La prima teneva gli occhi sempre aperti e non dormiva mai; la seconda aveva sempre gli occhi chiusi e tutto quel che doveva fare lo faceva nel sonno; la terza teneva, di giorno, l’occhio destro sempre aperto mentre l’altro restava sempre chiuso. Di notte apriva il sinistro e sognava con il destro.
Le tre sorelle divennero grandi e, stufe d’essere sempre osservate da tutti, decisero partire per raggiungere ognuna la regione del mondo che più le piaceva. Ognuna si creò la propria strada: la prima divenne un buon giudice, la seconda si incaricò di dare un letto a chi non l’aveva, la terza iniziò a scrivere storie fantastiche; ma a tutte e tre, nonostante fossero state pienamente accettate dal luogo in cui vivevano, non si presentò mai un principe, e tutte e tre si sentivano sole.
Per via di un forte legame empatico, quando la seconda sorella era al culmine della tristezza, alla prima lacrimavano gli occhi ed alla terza, anziché i soliti sogni, nell’occhio chiuso nascevano molti incubi. Le tre sorelle decisero allora di incontrarsi e di cercare un medico esperto in empatia. Trovatolo, si recarono da lui e, quando lo videro, ognuna di loro pensò d’aver scoperto il proprio principe. Il medico non fu da meno e si innamorò di tutte e tre, ma pensò che esisteva un problema, sia di cuore che di empatia: lui aveva un solo cuore, mentre i cuori da amare erano tre. Come avrebbe potuto dividere il proprio cuore senza rischiare un infarto?
Alla ricerca di una soluzione, il medico prese le cartelle delle tre gemelle e si rinchiuse in un laboratorio stretto e lungo lungo, che aveva una piccola porticina di ingresso.
Trascorsero giorni e giorni. Ciascuna delle tre gemelle coltivò dentro di sé una propria fantasia su quel principe, e la fantasia divenne talmente vivida che nessuna delle tre riuscì più a contenersi. Quando il medico le chiamò, felice di aver trovato una cura, le tre donne corsero a perdifiato verso il laboratorio, ma nella foga di rivedere ognuna il proprio amore, si scontrarono sulla piccola porticina di ingresso. Ci fu un grande patatrac ed un enorme patapumfete. Il principe vide poco e capì ancor meno. Quasi soffocato dal fumo dell'esplosione, sentì che qualcosa gli era rotolato contro i piedi: si chinò e, con meraviglia, si accorse che erano sei occhi. Allora corse verso la porta; correndo urtò altri “qualcosa” disseminati sul pavimento, ma non se ne curò e continuò a correre, ad agitare le braccia per mandare via il fumo che profumava stranamente di mare. Quando finalmente giunse sulla porta e quando finalmente il fumo fu sparito, vide che non c’era nulla. Guardò il suo laboratorio e capì che i “qualcosa” urtati poco prima erano arti, braccia, seni.
Triste, il medico raccolse i pezzi capendo cos’era successo e pensò che forse c’era ancora rimedio. Li posò sul tavolo e provò a rimontare i suoi amori, ma proprio quando iniziò ad incollare le varie parti di quei corpi ridotti a cocci, comprese che qualcosa non tornava in quei cocci. Mentre era intento in questo lavorio di raffazzonamento, la porta del laboratorio volò via improvvisamente, il laboratorio scomparve ed una strana nebbia lo avvolse. Il principe svenne.
Non si sa per quanto il buon medico restò svenuto, e non si sa nemmeno cosa poteva essere capitato, ma, quando si svegliò, si ritrovò in un luogo diverso dal suo piccolo laboratorio. Si guardò intorno, l’aria era buona, lui era su una spiaggia ed il tempo era bello. Si alzò in piedi e, appena fu diritto, qualcuno alle sue spalle gli coprì gli occhi. Lui si voltò e vide una delle tre gemelle, completamente guarita, che gli sorrideva tenendo sottobraccio una cesta piena di pomodori.
Dove si trovano le tue sorelle?” domandò il medico.
Mio buon principe, sono io le mie sorelle. A lungo ho vagato tra le regioni del mondo, per tanto tempo sono stata attratta dai canti di sirena che il mondo mi proponeva ed a lungo mi sono sentita divisa. Se piangevo con un occhio, con l'altro ridevo; se un mio occhio sognava, l'altro nominava le cose così che non potessi sognare mai; e se il mio occhio destro vedeva una cosa, il mio occhio sinistro non la guardava.”
Mi ricordo di quel che mi stai raccontando,” disse il medico, “mi ricordo dei tuoi occhi, mia dolce Ellise, e mi ricordo che cercavo di aiutarti. Poi non ricordo più nulla.”
Mi parlasti di una porta molto stretta, mio dolce principe e mio medico, mi dicesti che, accanto a me, ti sentivi come se ti trovassi in fondo ad un corridoio molto lungo e che io restavo al di là di una porta molto stretta, tanto distante da te. Poi qualcosa avvenne. Dal momento che eri distante da me, dovetti concentrarmi per riuscire a vederti: i canti di sirena si ruppero e rotolarono ai tuoi piedi, ne rimasero tanti frammenti che tu iniziasti a raccogliere per ricomporli, ma ciascuno di quei frammenti era venefico e ti dava le vertigini ogni volta che lo toccavi. Cominciasti a perdere la ragione, io temetti di perderti.”
Oltrepassasti allora la porta stretta?”
Sì. Ed allora mi sono ricongiunta a te e mi sono ricongiunta a ciò che preesisteva agli scenari, alle promesse, alle aspirazioni portate dai canti del mondo. E mi sono ricongiunta a ciò che continuerà ad esistere quando questi canti si esauriranno.”
Ma noi esisteremo ancora?”
Noi esisteremo sempre perché da sempre esistiamo.”
Ed il mondo?”
Il mondo cambierà ancora e ancora. Si inventerà nuove aspirazioni che poi si perderanno; esaltato dalle proprie idee, scanserà la memoria di sé e ripeterà gli errori che già fece in passato; si farà superbo e tracotante e sarà governato dall'irrequietezza; poi crollerà per rifarsi ancora e ancora.”
Sino a quando durerà questo mondo?”
Il mondo è privo di durata perché è fisso come una cartolina che non può uscire dai suoi margini. Fosti tu a mostrarmi questo segreto, ricordi mio artista dell'uomo, mio medico e mio principe?”
Forse ricordo qualcosa, ma ora è un altro momento e quella parte di me l'ho scordata.”
Ti comprendo. Ogni creatura umana è l'insieme di più universi ed il mondo vero permette ad ogni creatura di esprimere ciascuna delle dimensioni che porta in sé, a differenza di quel mondo popolato dai canti di sirena, dove ad ogni creatura viene concessa una sola dimensione da esprimere durante la maggior parte della sua vita. Per questa ragione regna l'infelicità e per questa ragione si perpetua l'ingiustizia tra coloro che ancora sono sedotti dalle promesse di ciò che durata non ha.”
Ora dove andremo?”
Ovunque.”

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