venerdì 5 luglio 2019

La Sinistra e l'America - United States of America: USA (Nazione col Nome di un'Azienda)



 Dal momento che amo molto l'opera di complottisti quali furono Giorgio Gaber e Fabrizio De André, e dal momento che questi complottisti attinsero sovente dalla letteratura romanza mondiale, da Dostoevskij a Pessoa (il primo, soprattutto, fu un vero e sincero complottista, precursore di quella cosa complottista al massimo grado che si chiama psicologia, ossia “l'arma a doppio taglio” così chiamata dall'avvocato Fetjukovič – occhio al significato portato dai nomi dei personaggi creati dall'autore russo – il secondo, nel suo Libro dell'Inquietudine diede sfoggio della propria caratura di complottista, quasi da Gran Maestro del Complotto, tant'è che Gaber trarrà quel “due miserie in un corpo solo” espresso in uno dei suoi monologhi di carattere politico più famosi: Qualcuno era Comunista), e poi da Gide a Sartre a Cèline e via discorrendo, propongo qui l'apoteosi delle istanze complottiste o complottarde, che, attualmente, destano schifo e fastidio nei salotti bene di ogni schieramento politico – i quali salotti rappresentano non ideologie politiche che hanno - essi sì – superate da un pezzo, almeno da due secoli vista l'inclinazione per gli affari monetari, ossia il prezzamento di ogni cosa che esiste nella rappresentazione umana e la desacralizzazione di ogni aspetto della vita.
 Si tratta di un monologo di Gaber, così caro al cuore di chi ancora conserva una visione esistenziale di sinistra, la quale visione era, e spero sia tuttora, animata da una profonda critica agli imperi, soprattutto, nella storia recente, all'impero americano il quale, va ricordato, è l'unica nazione ad aver sganciato due bombe atomiche sugli esseri umani, ha fatto guerra per 222 dei suoi 239 anni di storia (dato al 2015), annovera Stati i quali hanno ancora a regime la pena di morte (Beccaria, secondo il loro ordinamento giuridico, non sanno tuttora chi sia), privilegia i ricchi e disprezza i poveri come se questi ultimi fossero colpevoli – sistematicamente colpevoli – d'esistere, ma certamente convengono ai nobili (leggi: proprietari terrieri e capitani d'industria, per dirla con Thomas More), esalta la cultura dell'individualismo senza freni dove vige la regola: “se al momento mi dà un personale profitto è giusto in assoluto”, del consumismo privo di diritture etiche che siano collettivamente sostenibili, dove trionfa il materialismo più pragmatico il quale riduce i sogni e l'idea che non ogni cosa debba essere destinata ad una comprensibile utilità, come l'arte ad esempio, a uzzoli e capricci e “divertissement”, e degrada le sensibilità interiori chiamandole debolezze, così come travisa le gentilezze chiamandole avances: è permeato di un pensiero prettamente calcolante, orientato al profitto individuale che si fonda sul pieno materialismo, dunque è chiaro che non vi sia la concezione della gentilezza quale modo per stemperare formalmente il dolore cui ogni essere vivente incontra durante la propria esistenza.
 Spero siano sufficienti questi pochi, sintetici punti per indicare idealmente quale sia la portata del lavoro che ancora attende l'interesse delle persone più attente del nostro tempo e del tempo futuro, in favore di una maggiore distensione del vivere umano. E la natura sarebbe altresì grata ad una simile riformulazione dello 'stare al mondo' da parte degli esseri umani.
Buon ascolto.




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