sabato 16 febbraio 2019

Il Neofuturismo e i Sentimenti - La Guerra nel Cuore del Tempo


 C'abbiamo gli stracci che giocano col vento di questo tempo a disegnare nel cielo il nostro nome che ci sfugge, c'abbiamo le braccia piatte nel nostro contare ciò che crede di cantare contando le note che ti separano dalla tomba: i nostri occhi sciolti c'infradiciscono le membra mai vispe sul credo che ci beffeggia l'anima ad ogni sospiro stentato e i nostri cuor-di-balzoni s'estenuano tra le stanze a cubetti di quel materiale greve e fumoso, di quel tendaggio marchiato Buro Crazia che s'assottiglia, si definisce, ti scarnisce la verità di quel che sei e che più non hai. Poiché tu sei contato, sei deciso, sei formato - e hai da morì: l'ukase ti colse tra capo e cuore. Tanta la sacripanza del mondo dell'etica bambina, storpia lasciva del mercato, dove per ogni tuo fiato, che mai s'inquadra, un morto borsello di sterili cravatte conta gli spicci sulle trattenute della tua esistenza ancora non quotata. E mai si quoterà.
  E gridiamo ad ogni schiaffo dato sui pozzi che riflettono quel che non siamo; e gridiamo sottovoce, giusto un sospiro, e gridiamo parole d'etica millenaria sul far della sera. Nel dormire gridiamo, nel sognare. Amo.

  Ed intanto le vergogne sono monti caduti tra noi e le mai accese voglie; ci sanguinano le unghie, le palpebre s'arrotolano sulle nostre tristi teste e i nostri ciechi, sordi, corti tendini berciano assenti il silenzio che ci squaglia nel segreto di quel che non si dice, purché sia detto. E tuttavia esistiamo come esiste un tramonto nell'alba di un pomeriggio che non si sa quando si spegnerà; e così è il giorno di questa civiltà che muore nel livore di quel non parlare sopra la lingua a metà, sopra ciò che ormai si sa, di quel che ancora accadrà infin che 'l Veltro verrà nel mentre che già una scintilla nel cielo sta.

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