giovedì 5 aprile 2018

A Lei, a Te - E poi c'è il Mondo...


 Ma il tuo essere mi parla di un cosmo in crescendo, leale e veritiero.

 Quel cosmo che ho atteso, che ho incontrato solo idealmente dentro me, che ho tentato di far nascere e di far fiorire laddove fiori e nascite erano finzioni di mondi, universi senza fiato a me estranei, quel cosmo allora brilla, dilaga, si fa concreto nell'incontro con te.
Poiché in te è la voce di un canto che tocca le corde della mia intimità qual è quella che si è fatta passeggiare nell'esclusiva compagnia di un'armatura e degli incalcolabili tentativi di scoprire quei fiori e quelle nascite, che si sono spenti come si spegne una candela di fronte ad una finestra spalancata all'improvviso, dalla quale prorompe quel turbine dannato e non voluto che crepa i quadri, che brucia le tende, che divelle i pavimenti. Che è il resto.
E la candela, va da sé, che si spegne.

  Tu, invece, amore, sai far entrare l'aria nelle stanze del mio edificio ormai troppo isolato e distante da quel mondo violento, dove la democrazia è un'idea cui pochissimi eletti (e non intendo riferirmi al ceto sociale, la cui gerarchia oggi spinge forte anche nella più provinciale intellighenzia per radicarsi colpevolmente, ancora, nelle scuole e nei Municipi), cui pochissimi eletti ne sanno pronunciare con chiarezza la necessità siccome essi vivono, non so fino a quando, in una regione dove esiste giusto una beffa di democrazia, che è meglio della sua assenza. Tu sai far entrare quell'aria senza spegnere la candela e, con il respiro della tua accoglienza, rendi presenti le mie qualità nel mondo.

 Ma, mi chiedo, amore: perché il mondo?

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