martedì 20 febbraio 2018

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 "Ma già incontrare una cosa idealmente non significa forse incontrarla veramente? Sì, lo so, questa specie di verità è già stata indagata ed è una verità solitaria, individuale, e perciò abita esclusivamente il cosmo della mia intimità e perciò ha gambe invisibili e un corpo fatto di cose bizzarre, che già son cose molto serie di per sé.
Perché non è forse bizzarra l'esistenza che sa ma non ricorda d'essere stata?


 Poi, però, questa verità può anche accordarsi con verità altrui senza che dell'altro si sappia nulla. E per non dire di quelle verità che saltano di qua e di là nel tempo, e capita di dire qualcosa che già fu detto allo stesso modo senza che ci sia stata un'effettiva influenza o una toccante suggestione. E capita che si pensi di essere visitati da spiriti santi senza nome, ma tanto veri. Suggestione ancora? E tra tutto quel che capita, è forte la sensazione che la realtà presenti lessici inaspettati.
 Del resto non ci si incontra dopo tanto tempo, casualmente, dopo essersi pensati - sentiti - senza che ci fosse una ragione facilmente accessibile, chiara, precisa, netta? E' avvenuto così, d'emblée, e ci si chiede da quali sorgenti sgorghi la nostra esistenza, intorno a quali cardini ruoti il senso del nostro trapassare il mondo. E ci si chiede se è possibile pensare di organizzare il mondo secondo un'unica verità quando la soluzione alla propria esistenza non la si sa. Sì, si chiama follia cieca, sorda, insensata questa smania superba di organizzare le vite in ragione di un orizzonte che non ha chiesto il nostro consenso per farsi presente. Insensata poiché il senso porta inevitabilmente ad incontrare il mistero ed il buon senso è cosa misteriosa di per sé, che è anche la cosa più ragionevole o quantomeno è la cosa più vicina alla verità che nulla si sa. Ma molto si ordina, si inventa, si ingegna con grande serietà - e molto si muore e molto si uccide con l'animo carico di questa medesima serietà.
 Ma è tardi, vado a dormire incontrando così l'altra cosa bizzarra: i sogni. Perché questa necessità umana, e non solo umana, di dover restare collegati, quasi senza interruzione e non sempre coscientemente, alle storie, siano esse reali o di fantasia? C'è un indovinello da risolvere, un rebus, un tranello. Non è il solo, lo so.
 Tanti interrogativi. Vado a dormire con le tasche rigonfie di curiosità e di perplessità e con la voglia di sognare quel che mi offre l'assenza di una storia."

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